L'arte dei Brea

San Pietro e San Martino, San Giacomo e Santa Petronilla

 

Questi dipinti sono probabilmente i scomparti laterali del registro inferiore di una pala d'altare.
 
 I personaggi rappresentati sono delle figure popolari nella Contea di Nizza. Santo patrono del paese, San Martino è invocato come guardiano nei passaggi pericolosi, così come Santa Petronilla lo è per la caduta di pietre.

La rappresentazione è paragonabile a quella di Coursegoules, la testa è leggermente inclinata e il viso grave e sereno. Secondo un’immagine classica del pittore, le pieghe del mantello di San Pietro sono incollate al corpo. La parte bassa dei vestiti, spesso maldestra, sarebbe opera di pittori meno abili appartenenti all’atelier.  

 

DEPOSIZIONE

 

La scena del pannello centrale è fortemente ispirata alla predella dell’Incoronazione della Vergine di Santa Maria del Castello a Genova. Ma il paesaggio dello sfondo e l’atteggiamento di certi personaggi sono differenti.
Scena drammatica, il Cristo è steso ai piedi del Golgota. Dei personaggi lo circondano, San Giovanni, le pie donne, Maria Maddalena è ai suoi piedi, le mani giunte e il viso segnato dal dolore. Dei personaggi assistono alla scena, due uomini anziani con la barba, forse dei membri del Sinedrio. Uno piange e si asciuga gli occhi con un fazzoletto.
Il paesaggio è trattato sapientemente, offrendo una prospettiva visiva ma anche simbolica.
L’albero di vita è piazzato al centro della composizione, al punto d’incontro dei due versanti delle montagne di cui una è il Golgota. In secondo piano appare la città di Gerusalemme, luminosa in un cielo chiaro che contrasta con il tono scuro della scena e del paesaggio del primo piano. Fa eco alla chiarezza del corpo del Cristo.

 

PIETA

 

Sul pannello centrale é rapresentata la Vergine della pietà che accetta il suo dolore con umanità. Nel cielo, gli angeli, lasciano trasparire la loro sofferenza che esprime il dolore dell’umanità , creando un contrasto rispetto alla serenità di Maria che riesce a superare la sua pena.
La scena é piazzata in uno dei primi paesaggi conosciuti della pittura nizzarda con colline e vallate. Il castello é forse quello di Nizza. A sinistra figura San Martino, molto popolare in Francia ed in Italia. È rappresentato come un giovane militare sul suo cavallo. A sinistra della Vergine si trova Santa Caterina, venerata sia nella regione nizzarda che nel bacino meditteranneo.
È la prima opera attestata di Louis Brea. Le tradizioni francesi sono mescolate alle influenze ultramontane. Il gruppo della Vergine e del Cristo é ancora nettamente provenzale, ricorda la Pietà di Villeneuve-lès-Avignon d’Enguerrand Quarton. La rappresentazione di San Martino é invece molto italianizzante, vicina all’ arte toscana e presenta delle affinità stilistiche con l’arte lombarda. Delle similitudini con San Martino della pala dipinta a Treviglio da Bernardo Zenale e Bernardino Butinone permettono di supporre che gli artisti avrebbero potuto inspirarsi ad un modello comune. Si vede bene come Louis Bréa, sin dall’inizio della sua creazione, é aperto alle influenze esterne alla regione ed è capace di assimilarle.
 
 

 

Crocefissione

 

La pala proviene dalla chiesa dei Frati Minori dell’Osservanza del convento di Sainte Croix, distrutto nel 1543 durante l’assedio di Nizza tenuto da François I. Nel 1546, l’opera è trasportata dai francescani a Cimiez. Il programma iconografico è d’ispirazione francescana, San Francesco figura in un posto d’onore, a destra del Cristo. Tre santi del suo ordine sono rappresentati sulle bande laterali.
 
Il pannello centrale mostra una monumentale crocifissione. A destra della croce, la Vergine cade, sostenuta da San Giovanni e da una pia donna. Un’altra pia donna, dietro a San Giovanni, congiunge le mani guardando il Cristo sulla croce. Dietro a questo gruppo, San Francesco d’Assisi, vestito di bianco, mostra le stigmate e alza gli occhi verso Cristo. A destra, Santa Maria Maddalena è inginocchiata e abbraccia i piedi della croce. Si ritrovano i tratti d’altri personaggi femminili dell’opera di Bréa, soprattutto la Santa Caterina d’Alessandria del Rosario di Taggia. Bisogna scorgervi una giovane donna presente nella vita del pittore? Dietro, San Gerolamo si colpisce il petto. Sul lato, due personaggi vestiti da signori del Rinascimento conversano guardando la scena. Secondo certi autori potrebbe trattarsi di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. Per altri, il personaggio che volta le spalle sarebbe il Bréa stesso.
La predella presenta delle belle composizioni di scene della Passione. Al centro figura un Cristo di Passione, secondo una rappresentazione ricorrente nella regione: Cristo è solo, circondato dagli strumenti della Passione, come nel modo adottato da Jean Canavesio e dall’atelier d’Antoine Ronzen.
 
La crocifissione è diversa dalle pale precedentemente eseguite dal Bréa. Liberatosi dalle regole tradizionali e abbandonando lo scenario gotico, l’artista presenta qui la composizione su un unico pannello. Le figure sono quasi a grandezza naturale e hanno perso l’abituale rigidità. Il paesaggio mostra per di più che il pittore sa rendere l’illusione di una terza dimensione con abilità, suggerendo la profondità non più ponendo diversi piani, ma utilizzando degli effetti di chiaroscuro. Al rinnovo della composizione si aggiunge una trasformazione nella qualità pittorica e nel disegno: Louis Bréa accentua in effetti le espressioni così come la plasticità delle figure, ereditata probabilmente grazie alla collaborazione con Vincenzo Foppa, in un disegno più sicuro e un colore più vivo. Si notano anche certe innovazioni iconografiche come la Maddalena che non porta più il vaso di profumi, ma abbraccia la croce o quella di San Giovanni che non tiene più il calice, ma sostiene la Vergine. I visi hanno perso la loro impassibilità, sono più segnati dal dolore. Questa tendenza naturalista suggerisce l’impatto dello stile fiammingo su Bréa. La conoscenza dei modelli lombardi e fiamminghi ha influenzato l’esecuzione della Crocifissione di Cimiez, tappa importante nell’evoluzione di Bréa, mostrando che ha saputo assorbire i modelli del Rinascimento e trascriverli con successo.

 

San Pietro e San Paolo

 

Il grande pannello rappresenta i santi nello stesso scomparto. Delle grandi finestre si aprono su un paesaggio particolarmente curato dove si distinguono un castello che potrebbe essere quello di Nizza. Per le sue grandi dimensioni questo quadro potrebbe essere lo scomparto centrale di una pala. La presenza dei due santi nello stesso pannello è abbastanza originale nell’opera di Bréa. La stessa cosa si ritrova a Lieuche secondo il modo di fare ereditato dai pittori lombardi che Bréa ha incontrato come Foppa e Braccesco.
Le dimensioni dello scomparto inferiore, l’importanza accordata al paesaggio come all’architettura di tipo rinascimentale (loggia e soffitto a cassettoni) lasciano supporre un’esecuzione tarda nella carriera di Louis Bréa.

 

Annunciazione

 

Il pannello centrale è consacrato all’ Annunciazione. La scena si svolge in un interno che si apre su un paesaggio e lascia apparire una scena minuscola dove è rappresentata la Visitazione. A sinistra si trova San Luigi da Tolosa. Inginocchiato ai suoi piedi, in proporzioni ridotte, il donatore Louis Lausi, priore di Lauche. A destra è rappresentato Sant’Antonio eremita. Nello scomparto superiore, al centro, una Crocifissione. Sopra San Luigi, si trova San Cristoforo. Benchè molto popolare, poichè preservava dalla morte improvvisa, è poco spesso rappresentato nelle opere di Bréa. Di fianco, sullo stesso pannello figura San Giovanni Battista. L’inserimento di due figure nello stesso scomparto resta raro nella contea di Nizza.. Dal lato opposto si trovano San Michele e Santa Caterina d’Alessandria.
La presenza di santi guaritori come San Giovanni Battista o San Sebastiano (predella) ci permette di supporre che la pala fu ordinata per proteggere la comunità dalla peste del 1498.
 
 
Testimonianza della filiazione di forme e modi di trasmissione legati alla circolazione delle opere e degli artisti, il pannello che rappresenta Sant’Antonio riflette l’influenza di Antoine de Lonhy, pittore quasi sicuramente formatosi in Borgogna, artista itinerante che conosceva bene i pittori fiamminghi, attivo nel Linguadoca, in Catalogna e nel ducato di Savoia e che finì la sua carriera in Piemonte.

 

Vergine del Rosario

 

Sul pannello centrale appare la Vergine il cui mantello, curiosamente sostenuto dal suo braccio e da quello del bambino, protegge a destra gli ecclesiastici e a sinistra i laici. Fra le figure una domenicana e un domenicano sembrano essere stati aggiunti alla composizione nel XVII secolo.
Nella predella si trova un Cristo di Pietà circondato dai santi. La Vergine che protegge l’umanità sotto il suo mantello è un’immagine ricorrente. Su questa immagine s’innesta quella del Rosario, come ad Antibes e a Biot.
 
I personaggi sono simili a quelli della Vergine del Rosario di Taggia. Le due opere sono anche più o meno contemporanee.

Il motivo del mantello protettore di Maria appartiene al patrimonio dell’apparizione mariana dell’Alto Medioevo. Circola in seguito nell’agiografia bizantina come lo testimonia, per esempio, la Vita di Sant’Andrea il Pazzo composta da Niceforo nella prima metà de X secolo: “Andrea vide chiaramente con i suoi occhi una dama di grande statura avanzare ornata dei suoi vestiti femminili, all’esterno delle porte reali, circondata da un corteo armonioso [....] Terminata la preghiera si avvicinò al santuario, ricominciò a pregare per il popolo che le stava intorno. Allora il velo sfavillante venne scostato e svolgendolo con imponente maestà lo tenne steso con le sue mani senza macchia, ne coprì il popolo che stava sotto. E durante un tempo abbastanza lungo, questi uomini ammirevoli, Epifanio e Andrea, lo contemplarono, disteso sopra la folla e irradiante intorno la gloria divina, al modo dell’ elettro”.
 
In Occidente, bisogna aspettare l’XI secolo perchè la letteratura latina dei miracoli della Vergine sia ancora recettiva al motivo visionario, momento in cui le mentalità, riscoprendo l’umanità del Cristo, scoprono anche quella di sua Madre e danno inizio veramente al culto mariale in Occidente.
 
Alla fine del XIII secolo, Maria in se stessa diventa la forma di tutte le forme, il corpo di tutti i corpi poichè è allo stesso tempo paragonata all’universo e alla Chiesa, all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande.
 
Nel secolo in cui l’esegesi definisce questa vertiginosa costruzione, il mantello di Maria diventa allora in se stesso , nei racconti visionari, interamente il “corpo” di un corpo ecclesiastico: quello degli ordini religiosi.
 
Formulando una stretta parentela fra “la Vergine come abito di Cristo” e “il Cristo come vestito di Maria”, il linguaggio esegetico del XIII secolo ha posto le vere condizioni per una trasposizione visionaria di questa omologia. Da allora mettersi sotto il mantello di Maria significa anche “rivestire il Cristo”(Rm. 13, 14; Ga.3, 27). Si capisce allora la fortuna sia narrativa che iconografica del tema nel XIII secolo, fortuna che continua, come dimostra Jean Delumeau, nel XIV secolo con lo sviluppo delle confraternite. Giocando principalmente con la definizione metaforica del corpo del Cristo come corpo incarnato e come corpo della Chiesa, gli autori hanno dunque spiegato il vestito mariale secondo il loro prodigioso punto di vista.
Il mantello della Vergine è diventato sinonimo di un “corpo” ideale dove potevano prender posto tutti coloro che oltrepassavano il limite del peccato per entrare in seno alla Chiesa.
A quel momento il mantello di Maria poteva proteggere, cioè controllare e allo stesso tempo introdurre gli uomini nella luce del Cristo Salvatore e Redentore.
 

 

 

Pala di San Gian Battista

 

La pala sembra conservare il suo telaio originale. E’ composta da due registri dagli scomparti coronati da un arco alveolato a pieno centro, con una predella.
 
 
Lo scomparto centrale rappresenta Gian Battista, avvolto in un mantello dalle larghe pieghe. Secondo LEBANDE, la piccola croce che tiene nella mano sinistra fu aggiunta nel corso di un restauro. A sinistra del santo si trova santa Clara che tiene in mano un ostensorio e un libro di un sorprendente rosso vivo, a destra santa Caterina d’Alessandria che porta la palma e la ruota del suo martirio, ambedue vestite con mantelli dal drappeggio abbondante.
 
I personaggi dal volto dolce, sono rappresentati su uno sfondo di cielo blu e di un paesaggio non definito.
 
Nel registro superiore, la figura centrale del Cristo della Passione è circondata da due pannelli dell’ Annunciazione.
La predella rappresenta il Cristo circondato dagli apostoli identificati dalle scritte ( Tommaso, Taddeo, Bartolomeo, Marco, Giacomo il Maggiore, Pietro, Giovanni, Andrea, Giacomo il Minore, Matteo, Filippo e Simone) . Notiamo che Paolo non figura con loro mentre l’evangelista Marco è presente.

 

Vergine del Rosario

 

Quattro pannelli A. 2.53 ; L. 2.21.
Rivisto da Fellon nel 1880, emulo di Bouguereau che aveva completamente ridipinto il pannello centrale, modificato le mani del Bambino e ritoccato le piccole scene.
 
La pala è composta da uno scomparto centrale dominato da un arco a pieno centro, circondato da scene del rosario della Passione del Cristo. La vergine protegge con il suo mantello i laici alla sua sinistra, gli ecclesiastici alla sua destra. La vergine è in piedi su una mezzaluna, aggiunta in seguito o rappresentazione originale ? Intorno alla vergine, diciotto pannelli rappresentano, i Misteri del Rosario e scene dei miracoli che potrebbero essere degli ex-votos. Secondo l’iconografia diffusa dai domenicani a Taggia, e come a Biot, la Vergine della Misericordia è associata alla Vergine del Rosario.
 
I personaggi della Vergine e dei personaggi che protegge, tra i quali il papa e il re, assomigliano a quelli di Taggia eseguiti nel 1513. La flagellazione e l’incoronazione di spine rappresentano le scene della Crocefissione di Cimiez. L’ Assunzione  riprende la parte centrale della pala di Savona e l’incoronazione della Vergine riprende il motivo della pala di Santa Maria di Castello.

 

Pala di Santa Margherita

 

Altezza 4, 10 m ; L. 3,65 m
 
La pala fu smantellata nel 1763, le parti laterali e la predella, cedute a un rigattiere, furono poi vendute al Museo Massena e sono attualmente esposte al Museo delle Belle Arti di Nizza.
 
La pala a è stata realizzata nella tradizione e comporta due registri. Nella parte centrale, la patrona della parrocchia di Luceram : Santa Margherita che esce dal dragone. La santa era molto popolare perché proteggeva le donne in gravidanza. La santa è rappresentata con le mani giunte e tiene ancora la croce che la proteggeva. La testa è leggermente inclinata verso il basso esprimendo una posa cara al Brea.
 
Santa Margherita d’Antiochia, si rifiuto’ di rinnegare il cristianesimo e dovette sopportare diversi supplizi prima di essere decapitata.
 
Jacques de Voragine narra che la giovane donna imprigionata e inghiottita da un drago riusci’ a uscirne indenne grazie all’efficienza del segno della croce.
Indossa degli abiti fastosi, un mantello rosso e un vestito damascato. Sul suo nimbo è scolpita la scritta : « SANCTA MARGARITA VIRGO ET MARTYR ».
 
A sinistra, Maria Maddalena dai lunghi capelli biondi, tiene in mano un vasetto d’unguento e, delicatamente tra le sue dita, una ciocca di capelli, il suo nimbo porta la scritta :
« MARIA MAGDALENA ORA PRO NOBIS ». A lato, San Lazzaro, suo fratello fu il primo vescovo di Marsiglia.
A destra, Claudio, vescovo di Besançon nel 685 et Pietro da Verona, domenicano, un coltello piantato nel cranio e un pugnale che gli attraversa il petto.
 
Sul registro superiore, il dipinto centrale rappresenta la Vergine che porta il bambino Gesù.
A sinistra, Santa Marta e San Michele in armatura trafigge un drago e pesa le anime con l’altra mano.
A destra, San Luigi di Provenza e una santa non identificata.
 
I santi dei pannelli laterali, venerati nelle regioni, fanno pensare che la pala fosse un’opera di devozione popolare, forse per proteggersi dalla peste del 1498.
La storia di questa santa molto popolare è da scoprire nella successione di quadretti che costituiscono la predella che si trova al museo delle belle Arti di Nizza:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1) La giovane donna accudisce il gregge quando incontra il prefetto Olybrius che s’innamora di lei, ma lei rifiuta i suoi approcci.
2) Compare davanti al prefetto e dichiara di essere cristiana.
3) Martirio della santa, è imprigionata, legata a una colonna, frustata e lacerata con delle punte di ferro.
4) In prigione la santa lotta contro il demone rappresentato simbolicamente da un drago.
5) Le torture continuano, viene ustionata con delle torce.
6) Decapitazione, la sua anima è portata in cielo dagli angeli.
 
 Germaine e Pierre Leclerc fanno osservare che « gli episodi che presentano una continuità nella narrazione, sono eseguiti con cura e con tinte più forti di quelle usate normalmente ».
 
 

 

Luogo

Luceram
France
43° 52' 59.9016" N, 7° 21' 41.6124" E

 ALCOTRA

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