La bottega dei Guido da Ranzo è l’unica bottega autoctona ad operare in Liguria tra la seconda metà del Quattrocento e il Cinquecento. Nella bottega operarono almeno tre pittori, tra loro parenti, ed un certo numero, anche se ridotto, di collaboratori e apprendisti pittori.
Giorgio Guido, attivo nella seconda metà del Quattrocento, padre di Pietro Guido e nonno di Giorgio, figlio di Pietro. Pietro sembra che si sia dedicato all’apprendistato dell’arte pittorica fin dalla prima adolescenza alla scuola del pittore locale Giorgio Guido da Ranzo. Tramite questi egli assimilò lo stile e i modi dei pittori piemontesi ed in particolare del Canavesio, del quale ne riprese i temi, gli schemi e, talvolta, anche i cartoni e gli spolveri. Il polittico con la Madonna e i SS. Giovanni e Stefano, datato 1490, oggi nel Palazzo Bianco a Genova costituisce la più antica notizia riguardo Pietro.
Dal 1499 al 1503 risulta a Genova ove il suo nome storpiato in “Petrus Ghio” è registrato trentottesimo nella matricola dell’Arte. Datato 1515 è il vasto ciclo di scene della Vita di Gesù nel santuario di Rezzo. Le sue opere si collocano prevalentemente nella Valle dell’Arroscia, con notizie certe fino al 1540. Si ritiene che i primi lavori di Guido nella Valle Arroscia siano stati gli affreschi del loggiato della chiesa campestre di San Pantaleo di Ranzo. Le pitture sempre più stereotipate e arcaiche di Pietro seguono senza dubbio la corrente piemontese realistica e popolaresca, che aveva avuto il suo maggiore rappresentante nel Canavesio.
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