Vergine del Rosario

 

Sul pannello centrale appare la Vergine il cui mantello, curiosamente sostenuto dal suo braccio e da quello del bambino, protegge a destra gli ecclesiastici e a sinistra i laici. Fra le figure una domenicana e un domenicano sembrano essere stati aggiunti alla composizione nel XVII secolo.
Nella predella si trova un Cristo di Pietà circondato dai santi. La Vergine che protegge l’umanità sotto il suo mantello è un’immagine ricorrente. Su questa immagine s’innesta quella del Rosario, come ad Antibes e a Biot.
 
I personaggi sono simili a quelli della Vergine del Rosario di Taggia. Le due opere sono anche più o meno contemporanee.

Il motivo del mantello protettore di Maria appartiene al patrimonio dell’apparizione mariana dell’Alto Medioevo. Circola in seguito nell’agiografia bizantina come lo testimonia, per esempio, la Vita di Sant’Andrea il Pazzo composta da Niceforo nella prima metà de X secolo: “Andrea vide chiaramente con i suoi occhi una dama di grande statura avanzare ornata dei suoi vestiti femminili, all’esterno delle porte reali, circondata da un corteo armonioso [....] Terminata la preghiera si avvicinò al santuario, ricominciò a pregare per il popolo che le stava intorno. Allora il velo sfavillante venne scostato e svolgendolo con imponente maestà lo tenne steso con le sue mani senza macchia, ne coprì il popolo che stava sotto. E durante un tempo abbastanza lungo, questi uomini ammirevoli, Epifanio e Andrea, lo contemplarono, disteso sopra la folla e irradiante intorno la gloria divina, al modo dell’ elettro”.
 
In Occidente, bisogna aspettare l’XI secolo perchè la letteratura latina dei miracoli della Vergine sia ancora recettiva al motivo visionario, momento in cui le mentalità, riscoprendo l’umanità del Cristo, scoprono anche quella di sua Madre e danno inizio veramente al culto mariale in Occidente.
 
Alla fine del XIII secolo, Maria in se stessa diventa la forma di tutte le forme, il corpo di tutti i corpi poichè è allo stesso tempo paragonata all’universo e alla Chiesa, all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande.
 
Nel secolo in cui l’esegesi definisce questa vertiginosa costruzione, il mantello di Maria diventa allora in se stesso , nei racconti visionari, interamente il “corpo” di un corpo ecclesiastico: quello degli ordini religiosi.
 
Formulando una stretta parentela fra “la Vergine come abito di Cristo” e “il Cristo come vestito di Maria”, il linguaggio esegetico del XIII secolo ha posto le vere condizioni per una trasposizione visionaria di questa omologia. Da allora mettersi sotto il mantello di Maria significa anche “rivestire il Cristo”(Rm. 13, 14; Ga.3, 27). Si capisce allora la fortuna sia narrativa che iconografica del tema nel XIII secolo, fortuna che continua, come dimostra Jean Delumeau, nel XIV secolo con lo sviluppo delle confraternite. Giocando principalmente con la definizione metaforica del corpo del Cristo come corpo incarnato e come corpo della Chiesa, gli autori hanno dunque spiegato il vestito mariale secondo il loro prodigioso punto di vista.
Il mantello della Vergine è diventato sinonimo di un “corpo” ideale dove potevano prender posto tutti coloro che oltrepassavano il limite del peccato per entrare in seno alla Chiesa.
A quel momento il mantello di Maria poteva proteggere, cioè controllare e allo stesso tempo introdurre gli uomini nella luce del Cristo Salvatore e Redentore.
 

 

 

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