Rezzo

Rezzo

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 22.584" N, 7° 52' 21.8424" E

A lungo dominio feudale dei marchesi Clavesana, Rezzo costituì un baluardo genovese contro le mire dei Savoia, che avevano il dominio sulla vicina Cènova. Ubicato in una valle laterale dell’Arroscia, il borgo è vissuto prevalentemente di agricoltura e pastorizia. Altra storica risorsa è il bosco di faggi, esteso su un’area di 527 ettari, un patrimonio ambientale di straordinario valore. Le sue frazioni, meritevoli di visita, sono Lavina e Cènova. Il nucleo storico dell’abitato è ricco di pregevoli portali scolpiti opera dei maestri lapicidi della vicina e a lungo rivale Cenova. Da non trascurare alcune cappelle affrescate.È dominato dalla seicentesca chiesa parrocchiale di San Martino, che custodisce opere di pregio, e dal coevo palazzo fortificato, dotato di guardiole angolari, eretto dai Clavesana per volere dei Savoia, fu riedificato dopo la distruzione subita nel 1672. Una casa forte con guardiola serviva forse gli armigeri del marchese. Il monumento di gran lunga più importante dell’intera vallata è il santuario di Nostra Signora del Sepolcro, raggiungibile per strada carrozzabile tra alberi secolari. Eretto nella seconda metà del Quattrocento su un poggio spianato dai Rezzesi, conserva al suo interno 150 metri quadri di affreschi dipinti nel 1515 da Pietro Guidi da Ranzo, recentemente restaurati dalla Soprintendenza. Rezzo è noto per l’artigianato delle ceste, fabbricate con il legno di nocciolo.

Festa della Natività della Madonna

La sera del 7 settembre, intorno alle 21 parte da Rezzo la suggestiva processione che si snoda sulla strada che va dalla chiesa parrocchiale al “santuario della Madonna del Bosco”, portando a spalle la pesante statua della Natività della Madonna (sec. XVIII-XIX). La processione è seguita da una folla di fedeli, che nell’oscurità illuminano il cammino tenendo in mano candele accese. Al santuario si svolge la funzione solenne, durante la quale la cantoria esegue canti religiosi di particolare pregio (in particolare da segnalare il Sanctus), poi si ritorna a Rezzo, non prima di avere gustato piatti tipici come il bruss e l’agliata, accompagnati da un buon bicchiere di vino. L’indomani mattina, un po’ malvolentieri perché si è vestiti a festa, un gruppo di uomini torna al santuario per caricarsi in spalla la statua della Madonna e riportarla in parrocchia a Rezzo. La messa solenne è accompagnata da canti polifonici secondo l’uso antico.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 19.0308" N, 7° 52' 14.4264" E

San Biagio e Santi

Secondo una testimonianza ottocentesca di Angelo Gugliarame da Cosio, i dipinti del coro di San Dalmazzo sarebbero stati eseguiti da Giorgio Guido da Ranzo, padre del più noto Pietro e vivente nel 1449; essi sarebbero scomparsi (o scialbati) attorno al 1830. Questa interpretazione suscita però molte perplessità riguardo l’attendibilità. Il Castelnovi ad esempio, identifica nel Giorgio Guidi di Pornassio non il padre di Pietro, bensì il figlio e data i perduti affreschi al 1559 circa. L’affresco raffigura con vivo realismo e vena popolaresca San Biagio benedicente protettore dei cardatori, ben caratterizzato da un grosso pettine chiodato e da un importante pastorale gemmato. Le figure sono inserite in una finta architettura trompe l’oil, resa traballante da pennellature irregolari, arricchita di arcatelle traforate e polilobate, sorrette di piastrini poliscili a tortiglione che dividono il registro inferiore in tre scomparti. Sulla figura del Santo si rilevano evidenti tracce di ridipinture posteriori.

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Pornassio, frazione Villa, IM
Italy
44° 4' 5.16" N, 7° 51' 52.7976" E

San Giacomo minore e San Francesco d’Assisi

Potrebbe attribuirsi a Pietro Guido quella parte residua di polittico raffigurante San Giacomo Minore e San Francesco d’Assisi, attualmente inserita in un trittico d’epoca successiva raffigurante il Battesimo di Gesù e custodito nella chiesa parrocchiale di San Martino. Il volto dell’apostolo e in particolare la finitura dei capelli, della barba e la fissità dello sguardo richiamano certe figure dipinte da Guido nelle scene della Passione a Rezzo e a Montegrazie.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 16.3632" N, 7° 52' 21.8424" E

Polittico di San Bernardino

Contemporaneo agli affreschi del santuario o di poco più tardo dovrebbe essere il polittico di S. Bernardino da Siena, firmato da Pietro Guido che lo dipinse per la cappella in capo alla navata destra dello stesso santuario. Si tratta di un dipinto a tempera su tavola, che raffigura al centro S. Bernardino che mostra il monogramma IHS. La predicazione con la quale il francescano senese diffuse in tutta l’Italia il nome di Gesù è richiamata da una citazione tratta dal Vangelo di Giovanni (17,6) “Padre ho fatto conoscere il nome tuo”, scritta ai lati della figura del Santo accanto alle tre mitre episcopali che simboleggiano il suo rifiuto ad accettare la dignità vescovile, alla quale fu più volte designato dal Papa. Ai lati sono effigiati S. Antonio Abate e l’apostolo S. Giacomo il Maggiore; nel secondo ordine, il cristo in Pietà e l’Annunciazione; negli scomparti minori, a destra S. Girolamo, S. Apollonia e S. Sebastiano; a sinistra S. Francesco d’Assisi, S. Lucia e S. Pantaleo; nella predella le figure a mezzo busto di cristo e degli Apostoli tutti riconoscibili per mezzo dei simboli che li contraddistinguono. Il posto di giuda, il traditore, è assegnato dal pittore a S. Paolo.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 7.2552" N, 7° 51' 56.196" E

Ciclo di affreschi: Peccato Originale; Vita di Gesù; Cavalcata dei vizi; I mesi.

La decorazione ad affresco, affidata a Guido da Ranzo, copre la parete della navata destra e parte della controfacciata. Gli affreschi interpretano due cicli: l’uomo, la vita e la morte ed il mistero della Redenzione. Il linguaggio dell’autore è ancora legato alla visione medievale della vita: Dio, con il mistero della vita e della morte del Figlio, è centro dell’Universo, giudice giusto e severo; l’uomo è su questa terra per lavorare (nella rappresentazione dei Mesi) e per subire la tentazione dei Vizi capitali (la simbolica cavalcata su animali mostruosi e l’Inferno che attende). Grava sul ciclo di affreschi, su cui dominano la scena della Crocifissione e la terrificante rappresentazione dei tormenti infernali, la visione pessimistica dell’esistenza e la volontà didascalica di ammonire i pellegrini con una memorabile sequenza di immagini. Sotto la seconda fascia della parete laterale è dipinto un trittico votivo: la Madonna con il Bimbo, i Santi Mauro e Giovanni Battista.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 6.5856" N, 7° 51' 55.656" E

Annunciazione; Cristo in Pietà; SS. Agostino, Bernardo e Sebastiano.

La parete frontale rispetto all’entrata è suddivisa in un grande lunetta contenente l’angelo annunziante e la Madonna, separati da un Cristo in Pietà emergente da un monumentale sarcofago circondato dai simboli della passione sullo sfondo color ruggine. Nella parte inferiore in corrispondenza dell’antico altare ed inquadrato dalle originarie monofore lucernarie campeggia la rappresentazione di tre santi, privi però della parte inferiore: Sant'Agostino, San Bernardo e San Sebastiano.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 23.0304" N, 7° 52' 18.1344" E

Cristo in Croce tra i SS. Antonio Abate, Giovanni Battista, Bernardino da Siena e Francesco

Il composito intervento è affrescato sulla parete principale della minuscola cappella annessa al ricovero dei pellegrini. La figura del Cristo inchiodato alla croce, del cui legno si leggono le nervature, riprodotta con anatomico realismo e composta mestizia fin quasi all’altezza delle ginocchia, campeggia su di un fondo blu animato da figurette di angeli in volo reggenti calici a raccogliere il sangue che sgorga alle ferite, secondo un’iconografia abbastanza comune alla coeva cultura ligure-piemontese. Le spigolose figure della Madonna in lacrime, a sinistra, e di San Giovanni a destra completano il singolare sviluppo rettangolare allungato della scena. Sul resto della parete entro fascioni decorativi verticali alle estremità, S. Antonio Abate e S. Giovanni Battista sulla sinistra e S. Bernardino sulla destra. Nella parte inferiore della parete e negli spazi laterali sono rappresentate altre figure di santi: S. Francesco, S. Lucia e S. Margherita. Le figure della parte inferiore del contesto parietale, visibilmente diverse sia per le scelte cromatiche più ammorbidite sia nella resa tecnica di carnagioni, capigliature e panneggi, induce a pensare che appartengano alla mano di Giorgio, il figlio di Pietro.

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 23.4732" N, 7° 52' 16.8996" E

Santuario di Nostra Signora del Santo Sepolcro e Maria Bambina

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Da Rezzo, con una strada sterrata di 3 km m.453 s.l.m.
Rezzo, IM
Italy
44° 1' 6.9348" N, 7° 51' 56.3112" E

Storia: nell'anno 1444 i capi famiglia di Rezzo decidono all'unanimità di erigere un convento divenuto poi santuario dedicato a culto di Maria Bambina. Scelgono il colle che sovrasta ad Ovest il paese, dove si trova uni ricca e fresca sorgente d'acqua e affidano l'incarico per i lavori principali ad artigiani delle valli imperiesi, che probabilmente hanno lavorato in altri santuari della regione (Montegrazie) riservando per sé i lavori di sterro e il trasporto di pietre, travi, che compiono la sera, dopo il lavoro dei campi. Nel 1492 il santuario è già in piedi e viene consacrato e inaugurato dal vescovo di Albenga.
La chiesa è in stile romanico-gotico; ha il presbiterio ma è priva di coro, è a tre navate, divise da colonne, alcune delle quali monolitiche, con capitelli scolpiti a bugne e a foglie. Gli archi tra colonne hanno un lieve sesto acuto e sulla facciata è collocato un rosone ricavato da un unico blocco di pietra. A metà chiesa esiste una divisione con banconi in pietra lavorata e murata per separare i membri delle confraternite locali dal popolo. Le fiancate sono artisticamente lavorate e hanno incorporate acquasantiere di semplice ma squisita fattura.
Nel santuario è importante la decorazione ad affresco, parte di un ignoto pittore delle Alpi Marittime della fine del XV secolo (Inferno, i mesi); parte di Pietro Guidi di Ranzo, che la esegue nel 1515 coprendo la navata destra e parte della controfacciata. Gli affreschi interpretano due cicli: l'uomo, la vita, la morte e il mistero della Redenzione. Il linguaggio è ancora legato alla visione medievale: Dio, col mistero della vita e della morte del Figlio, è centro dell'universo, giudice giusto e severo; l'uomo è sulla terra per lavorare (la rappresentazione dei mesi nella lunga fascia a sinistra allude a questo) e per subire la tentazione dei vizi capitali, rappresentati con la simbolica cavalcata verso l'inferno dei personaggi su animali mostruosi. Dopo la morte verrà il giudizio, che sarà di premio o di condanna. Grava sul ciclo di affreschi, su cui dominano la scena della Crocifissione e la terrificante rappresentazione dei tormenti infernali, la visione pessimistica dell'esistenza e la volontà didascalica di ammonire i pellegrini con una sequenza memorabile di immagini, quella Biblia pauperum frequente nelle chiese medievali. Sotto la seconda fascia della parete laterale è dipinto un trittico votivo: la Madonna col Bimbo, i Santi Maurizio e Giovanni Battista. Di fianco è rappresentato l'apostolo Bartolomeo, al quale era dedicato un altare. Una iscrizione ricorda i massari che nel 1515 commissionarono l'opera a Pietro Guidi. Sull'altare maggiore in origine era posto un dipinto attribuito dalle fonti al Cambiaso, opera invece di Giovanni Battista Castaldi di Triora, che raffigura la Vergine col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Martino (oggi nel municipio di Rezzo). Assegnabili a un autore della bottega cambiasesca attivo nel Ponente ligure sono i due affreschi dell'abside che rappresentano il Battesimo di Cristo e l'Adorazione dei Magi. Alla metà del Seicento gli abitanti di Rezzo vogliono impreziosire il santuario con aggiunte barocche al presbiterio, in previsione dell'inserimento nella nicchia sopra l'altare maggiore della statua capolavoro di Filippo Parodi proveniente da Genova. La decorazione viene realizzata con piacevoli stucchi da Gio Paolo Marvaldi nel presbiterio e Gio Andrea Casella nelle crociere degli altari laterali. Da ricordare infine l'altare in ardesia della cripta, cui si accede dalla navata destra, dove si trova la statua del Cristo morto. L'altare dà al santuario il titolo di Santa Maria "de sepulcro", forse voluto dal donatore del fondo che apparteneva all'ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme o dal presidente della Suprema Corte di Giustizia del Ducato di Savoia.

Tradizioni: tra le più interessanti è quella dell'8 settembre di recente istituzione: la statua di Maria Bambina viene portata processionalmente dalla chiesa parrocchiale di Rezzo al santuario e riportata in parrocchia alla fine del ciclo delle festività Il santuario è anche punto di incontro per il convegno triennale degli emigrati dispersi nel mondo. Si riuniscono per iniziativa della Pro Loco e nello spiazzo antistante il santuario si svolgono funzioni religiose e viene servito un pranzo.

Ex voto: non si trovano più nel santuario fatta eccezione per il più antico di essi costituito da un affresco sotto la grande Crocefissione: si tratta di quattro figure votive fatte eseguire dai massari in occasione dell'opera felicemente compiuta: sono i Santi Mauro, Giovanni Battista e Bartolomeo. Tra loro la vergine col Bimbo.

 

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