Secondo una testimonianza ottocentesca di Angelo Gugliarame da Cosio, i dipinti del coro di San Dalmazzo sarebbero stati eseguiti da Giorgio Guido da Ranzo, padre del più noto Pietro e vivente nel 1449; essi sarebbero scomparsi (o scialbati) attorno al 1830. Questa interpretazione suscita però molte perplessità riguardo l’attendibilità. Il Castelnovi ad esempio, identifica nel Giorgio Guidi di Pornassio non il padre di Pietro, bensì il figlio e data i perduti affreschi al 1559 circa. L’affresco raffigura con vivo realismo e vena popolaresca San Biagio benedicente protettore dei cardatori, ben caratterizzato da un grosso pettine chiodato e da un importante pastorale gemmato. Le figure sono inserite in una finta architettura trompe l’oil, resa traballante da pennellature irregolari, arricchita di arcatelle traforate e polilobate, sorrette di piastrini poliscili a tortiglione che dividono il registro inferiore in tre scomparti. Sulla figura del Santo si rilevano evidenti tracce di ridipinture posteriori.

