Alle prese con un soggetto assai comune che era già stato trattato dal Canavesio nel medesimo convento, Ludovico Brea ne attua un’interpretazione profondamente diversa, quasi nel provocatorio confronto con il piemontese. La carica innovativa dell’autore aliena da sostanziali modifiche su una composizione figurativa classica che si appunta totalmente su un’apertura paesaggistica di ampio respiro che sconfina verso una pianura sinuosa racchiusa tra due quinte rocciose in secondo piano e saldata ad un cielo drammatico, ma non corrusco da un orizzonte indefinito. Ludovico, a differenza di Canavesio, spazia verso una veduta rinascimentale, conclusa da scarsi ma significativi richiami naturalistici.

