Il dipinto, dall’insolita forma orizzontale, rivela nell’ambientazione entro un’ampia loggia, correttamente impostata dal punto di vista prospetico, un profonda assimilazione delle formule spaziali rinascimentali che il pittore nizzardo ha potuto ammirare dal Braccesco e dal Foppa a Genova. La fusione delle forme plastiche, disposte simmetricamente, trova espressione soprattutto nello scomparto principale, in cui si raccoglie sotto il mantello della Vergine una folla di minuscoli oranti, fra cui i committenti della famiglia Pasqua. Nell’ordine inferiore del polittico sono rappresentati nella medesima struttura volumetrica, soda e chiaroscurata, San Domenico, San Giovanni evangelista, San Giacomo maggiore e San Pietro martire. San Tommaso d’Aquino, una giovane santa, Santa Caterina da Siena e San Vincenzo Ferrer vengono invece raffigurati a mezza figura nello scomparto superiore, forse dipinti non da Ludovico Brea, bensì dal fratello Antonio. Sebbene il soggetto sia piuttosto comune nell’iconografia del periodo, il Brea riesce ad interpretarlo elegantemente ed a perseguire una ricercatezza con notevole cura.

