Storia: la devozione a San Paolo arriva probabilmente nell'alta valle Impero con le prime comunità cristiane. Il cammino intermedio non è noto: si sa soltanto che il primitivo santuario è anteriore al 1500. La più antica iscrizione dell'attuale chiesa è del 1506 ed è citata nel manoscritto del Sacro e Vago Giardinello del 1628, nella Curia di Albenga: "fabbricato in una sol nave et un'aula, in volta, con coro a tramontana et elevata cupola d'honesta et bella architettura (...) che tien altra porta al fianco verso ponente con antico e delineato portale in nera pietra, scolpito di alcune figure di santi et un Jesus in mezzo con iscrizione 1506". Dell'antica chiesa si conservano l'abside e la cupola, la loggia e il portale con l'iscrizione: Doni tempus habemus, operennnvoiium 1604. Sulla balaustra, anch'essa dell'antica chiesa, è scolpito il nome del massaro che la fece; il trittico sopra l'altare maggiore, raffigurante San Paolo tra i Santi Pietro e Andrea viene commissionato a Giulio De Rossi nel 1567. In calce al trittico è posta una iscrizione col nome dei massari Domenico Rolando e Andrea Pellegrino, che fecero eseguire il quadro. I due quadri attigui al coro, raffiguranti la Conversione e il martirio di San Paolo del 1628, sono attribuiti dalla tradizione a un pittore ricercato dalla gendarmeria e rifugiato in Aurigo e sono ora conservati nell'Oratorio dei Disciplinanti. La chiesa è stata completamente ristrutturata tra il 1700 e il 1800. Tra il 1719 e il 1730 l'edificio perde la forma romanica e assume quella barocca, divenendo a una sola navata. La ricostruzione avviene per iniziativa di fra Paolo Martini, eremita e massaro dal 1699 al 1723, votato alla devozione a San Paolo. Nel 1740-41 viene rifatto il pavimento del coro e della navata e nel 1768 il pittore Scarella affresca la chiesa; gli stucchi vengono eseguiti nel 1779. La devozione a San Paolo è molto sentita. Per le festività annuali molta gente si reca al santuario. La vigilia della festa vengono accesi falò.

