Italia (162)

Leverone

Emplacement

Leverone, IM
Italy
44° 4' 42.456" N, 7° 59' 50.496" E

 

A mezza costa, in una piccola valletta secondaria dell’Arroscia, si trova Leverone, frazione di Borghetto d’Arroscia. Il paese è a sua volta diviso in due nuclei distinti, raccordati dalla strada, Borgo e Villa. In quest’ultima contrada alcune case rievocano un passato lontano e forse pauroso: Castello, Palazzo, Casa del Lupo. L’edificio Palazzo conserva ancora all’altezza delle porte d’ingresso alcune feritoie e caditoie di difesa. La chiesa è intitolata a San Bernardo Abate ed è stata radicalmente rifatta e ingrandita nel 1929. La primitiva chiesa, eretta nel 1619 era:«d’una sola navata, alla rustica e antica; fabbricata sopra vago monticello a grata vista di molta campagna». Vicino all’altare vi è il leggiadro oratorio di Santa Caterina d’Alessandria, eretto nel Seicento. Sulla vetta della montagna, in splendida posizione, è meta di pellegrinaggi il piccolo santuario della Madonna della Neve o del Monte. Si può raggiungere in macchina da Gavenola, passando per il santuario dei Santi Cosma e Damiano. Le ricorrenze sono molto sentite, per le feste principali anche chi vive lontano si sente in dovere di tornare.

Lecchiore di Dolcedo

Emplacement

Lecchiore, IM
Italy
43° 54' 53.856" N, 7° 55' 23.8368" E

 

A pochi chilometri dal capoluogo, Lecchiore è una delle ville di Dolcedo in un territorio marcato sotto il profilo economico e paesaggistico dalla presenza dell’olivo. Non per caso ad un abitante di Dolcedo si deve l’invenzione del frantoio ad acqua. La storica agiatezza del capoluogo della valle del Prino si rivela nella chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo, riedificata nel 1738 su un edificio tardomedievale, affacciata su una splendida piazza a ciottoli bianchi e neri. Il bel portale in pietra nera (1492) appare armoniosamente integrato nelle nuove forme barocche del portico. L’interno, decorato da stucchi verdi e dorati, vanta cospicue opere di artisti del secolo d’oro della pittura genovese. Il pregevole ponte Grande o dei Cavalieri di Malta (1292) e gli storici frantoi lungo la sponda del Prino ne testimoniano commerci e produzione olearia. Giovanni Boine a Lecchiore scrisse pagine indimenticabili sulle fatiche dei contadini locali, impegnati nella coltura dell’argenteo olivo. Dalla frazione si può salire al seicentesco santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, in suggestivo contesto ambientale, immerso nel silenzio attenuato solamente dallo scorrere dell’acqua del torrente. A breve distanza alcuni deliziosi laghetti, apprezzati sia dai locali, sia dalla folta colonia tedesca.

Seborga

Emplacement

Seborga, IM
Italy
43° 49' 37.1028" N, 7° 41' 44.088" E

 

Alle spalle di Bordighera la strada che conduce a Seborga è un tripudio di vegetazione lussureggiante e panorami d’intensa bellezza. Il borgo nasce dal punto di vista storico nel 954, quando Guido, conte di Ventimiglia, concede all’abbazia benedettina Sant’Onorato di Lérins in Francia il possedimento di San Michele di Ventimiglia e territori annessi, tra cui il feudo da allora ecclesiastico di Seborga. Opportunamente trasformato in Principato, il borgo nel secolo XVII batte moneta per un breve periodo nel Palazzo della Zecca, abilmente sfruttata dai monaci desiderosi di guadagno. Nel 1729 i Benedettini vendono il feudo di Seborga ai Savoia e da allora ne segue le sorti, fino ad entrare a far parte della Repubblica italiana nel 1946. Nel 1993 la rivendicazione del Principato riemerge dalla storia, da allora Seborga vanta accanto al sindaco anche un suo “principe”, eletto democraticamente. L’economia si basa sulla floricoltura, in particolare la mimosa, di cui è rinomata la varietà Seborghina, e sul turismo rilanciato dalla visibilità mediatica ottenuta dal ripristino del Principato. Il paese è un modello di ordine e pulizia. All’entrata un piccolo oratorio del secolo XIII dedicato a San Bernardo. Eredità della presenza benedettina anche nell’intitolazione della parrocchiale barocca di San Martino dal prospetto affrescato con vivaci colori. Alla sua sinistra, nella bella piazza, affaccia il “Palazzo”, antica residenza dei monaci, con resti della vecchia zecca. Molte feste e manifestazioni turistiche animano la vita del paese.

Rezzo

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Rezzo, IM
Italy
44° 1' 22.584" N, 7° 52' 21.8424" E

A lungo dominio feudale dei marchesi Clavesana, Rezzo costituì un baluardo genovese contro le mire dei Savoia, che avevano il dominio sulla vicina Cènova. Ubicato in una valle laterale dell’Arroscia, il borgo è vissuto prevalentemente di agricoltura e pastorizia. Altra storica risorsa è il bosco di faggi, esteso su un’area di 527 ettari, un patrimonio ambientale di straordinario valore. Le sue frazioni, meritevoli di visita, sono Lavina e Cènova. Il nucleo storico dell’abitato è ricco di pregevoli portali scolpiti opera dei maestri lapicidi della vicina e a lungo rivale Cenova. Da non trascurare alcune cappelle affrescate.È dominato dalla seicentesca chiesa parrocchiale di San Martino, che custodisce opere di pregio, e dal coevo palazzo fortificato, dotato di guardiole angolari, eretto dai Clavesana per volere dei Savoia, fu riedificato dopo la distruzione subita nel 1672. Una casa forte con guardiola serviva forse gli armigeri del marchese. Il monumento di gran lunga più importante dell’intera vallata è il santuario di Nostra Signora del Sepolcro, raggiungibile per strada carrozzabile tra alberi secolari. Eretto nella seconda metà del Quattrocento su un poggio spianato dai Rezzesi, conserva al suo interno 150 metri quadri di affreschi dipinti nel 1515 da Pietro Guidi da Ranzo, recentemente restaurati dalla Soprintendenza. Rezzo è noto per l’artigianato delle ceste, fabbricate con il legno di nocciolo.

Villa Faraldi

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Villa Faraldi, IM
Italy
43° 58' 11.2008" N, 8° 5' 25.4436" E

In felice posizione panoramica, tanto da attirare molti stranieri a risiedervi, Villa Faraldi, allungata su un crinale dell'alta valle del torrente Steria, ha con le sue frazioni origini medievali. Feudo dei marchesi Clavesana, entrò nell’orbita di Genova nel secolo XIII. Dal 1947 è Comune autonomo. Deliziosa la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, dalla facciata neoclassica e interni coloratissimi ricchi di ornamenti e stucchi, preceduta da un sagrato affacciato sulla valle fino al mare, naturale palcoscenico per gli spettacoli estivi e il Festival di Arte, Musica e Teatro. Molte opere d’arte di pregio come un polittico raffigurante San Sebastiano e un raro pulpito d’ardesia dipinto; interessante l’organo del secolo XVIII; in sacrestia si può ammirare un prezioso paliotto in velluto ricamato d’oro. Nella parete sinistra si conserva anche un’antica iscrizione funeraria d’epoca romana, rinvenuta nel 1930 nel gradino del fonte battesimale. Le cappelle delle “ville” disseminate nel territorio comunale custodiscono un patrimonio d’arte notevole: dal polittico di Giulio De Rossi a Deglio al gruppo statuario in legno di Riva e altre ancora. A Tovetto la porta della cappella è opera del famoso artista norvegese Fritz Roed, di cui è esposta anche una statua in bronzo in una piazzetta di Villa.

Ventimiglia

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Ventimiglia, IM
Italy
43° 47' 42.4932" N, 7° 36' 7.9056" E

Città di confine e centro nevralgico di transito e commerci, Ventimiglia è divisa dal fiume Roia in due parti molto diverse. A ponente, su un altura la città vecchia, d’impronta medievale, ricca di monumenti e di fascino, ma anche costretta a fare i conti con zone degradate e impegno di restauro. La spianata del Capo, nei pressi dell’ex oratorio di San Giovanni, è ottimo punto panoramico verso la città e la Costa Azzurra. Molti i monumenti degni di visita. La cattedrale romanica (XI – XIII), dietro la quale è situato il battistero, che conserva l’originale vasca battesimale d’immersione e un’altra più piccola datata al 1100; a sinistra il monastero delle Suore di Nostra Signora dell’Orto nelle cui pertinenze rimangono resti del castello dei conti di Ventimiglia. Fatto cenno alla Biblioteca Aprosiana (1648), con un tesoro di manoscritti e incunaboli, merita un cenno, tra le varie chiese e oratori erette in questa zona della città, almeno la chiesa di San Michele (secc. XI-XII), a lungo possesso dei Benedettini di Lerins. A levante, la città moderna dalla frenetica e caotica attività mercantile, sviluppatasi lungo la foce del Nervia. Qui si trovano le rovine del teatro romano e la zona archeologica. Verso la frontiera francese i famosi giardini Hanbury della Mortola e, su una parete rocciosa a picco sul mare, le grotte dei Balzi Rossi, uno dei più straordinari giacimenti preistorici d’Europa

 

 

Vasia

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Vasia, IM
Italy
43° 55' 58.8396" N, 7° 57' 9.8208" E

La presenza dei Benedettini in valle è documentata con certezza. Infatti un documento del 1119 registra l’accordo intercorso tra la comunità e l’abbazia di Lerins, con il quale si donava la chiesa di San Martino di Vasia in cambio dell’impegno di due monaci a prendervi stabile dimora. Era inoltre pattuito il versamento di un contributo di “12 libbre d’olio”. Vasia ha condiviso in passato, insieme al Comune di Prelà, le vicende dell’antica castellania di Pietralata. Composto da piccoli nuclei sparsi tra boschi d’olivi, il centro principale è situato in felice esposizione sulle pendici del monte Acquarone. La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, che vanta il più elevato campanile in valle (iniziato nel 1804), è stata in parte ristrutturata nel 1640: accoglie al suo interno due polittici del secolo XVI, raffiguranti entrambi la Madonna con Bambino e Santi: uno è opera di Giulio de’ Rossi, l’altro proviene dall’antica chiesa di san Martino. Quest’ultima, già sede monastica benedettina, è ubicata vicino al cimitero e, per raggiungerla, si percorre una strada lungo la quale s’incontrano numerosi piloni devozionali. Sulla stessa piazza della parrocchiale affaccia il bell’oratorio dalla mossa facciata tardobarocca dell’Immacolata Concezione, progettato da Filippo Marvaldi, che custodisce la statua del Cristo Risorto.

Tavole

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Tavole, IM
Italy
43° 55' 51.0528" N, 7° 54' 42.1236" E

Prelà, dopo varie traversie, fu infine venduto ai Savoia nel 1579, che alcuni anni dopo lo infeudarono a Gio Gerolamo Doria. Il territorio è frazionato in diversi insediamenti rurali eretti in altura. Molini, sede del Comune, è situato a fondovalle, attraversato dal torrente Prino. L’economia agricola è incentrata sulla coltura dell’olivo. Ai margini dell’abitato, in direzione di Valloria, s’incontra la bella chiesa tardogotica di San Giovanni del Groppo, preceduta da un protiro affrescato nel 1552, opera in parte di maestri lapicidi di Cenova. All’interno un polittico di Agostino da Casanova, datato 1547 e altri tesori d’arte. Numerose le opere di Agostino, epigono della scuola dei Brea, conservate nelle chiese della valle. Tipici borghi agricolo-pastorali d’altura, in felice posizione panoramica, sono Valloria, Tavole e Villatalla. Tavole rivendica di aver dato i natali a San Benedetto Revelli, che si vuole originario dell’omonima frazione. Altro illustre figlio di questa terra è Franco Balestra, indimenticato campione di pallapugno, sport ricco di fascino e storia ancora oggi praticato in paese. La parrocchiale della Santissima Annunziata è attribuita a Giacomo Filippo Marvaldi (1735); conserva testimonianze della precedente costruzione romanica e pregevoli opere d’arte.

Taggia

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Taggia, IM
Italy
43° 51' 18.9072" N, 7° 51' 10.5084" E

Situata all’imbocco della valle Argentina, Taggia è uno dei borghi monumentali più importanti del Ponente ligure. I primi insediamenti in loco risalgono ai resti dell’uomo preistorico nella grotta dell’Arma e ai ritrovamenti presso Capo Don di una stazione di epoca romana. Furono i monaci benedettini ad introdurre la varietà dell’ulivo “taggiasca”, in seguito fu feudo dei Clavesana, passò poi sotto l’egemonia di Genova ed infine ai Savoia nel secolo XVII, conservando però sostanziale autonomia. Il borgo, circondato dalle mura del secolo XVI, in gran parte ancora visibili con porte e bastioni, custodisce un patrimonio architettonico e storico-artistico medievale, rinascimentale e barocco di assoluto rilievo. Appena fuori dell’abitato il complesso conventuale di San Domenico (1490) rappresenta con la sua pinacoteca il più importante centro d’arte e cultura della Liguria occidentale. Numerosi e imponenti palazzi nobiliari accanto a luoghi di culto, ricchi di opere d’arte, testimoniano la storia prestigiosa di Taggia. All’esterno del borgo traversa il torrente Argentina un maestoso ponte medievale, composto da 16 arcate, di cui le ultime romaniche. Città d’arte, Taggia è anche città della festa per alcune manifestazioni folkloriche di assoluto rilievo. Sulla costa la frazione Arma è una gradevole località balneare e importante centro commerciale.

Sarola - Chiusavecchia

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Sarola, IM
Italy
43° 57' 20.0448" N, 7° 59' 39.6816" E

Sarola è insediamento rurale immerso negli olivi e produttore di ottimo olio. Appartiene al Comune di Chiusavecchia, centro agricolo adagiato sul fondovalle in sponda sinistra del torrente Impero, dove sono attivi tuttora alcuni frantoi. Nel capoluogo la Parrocchiale di San Biagio, dal caratteristico campanile a cipolla, è opera di Domenico Belmonte. Al suo interno un maestoso crocifisso databile tra Cinque e Seicento. In alto, svetta sull’abitato e parte della valle Impero, la candida facciata del santuario della Madonna dell’Oliveto. Sarola, insieme ad Olivastri, è una delle ville di Chiusavecchia, sviluppatesi a seguito della coltivazione dell’olivo (il riferimento all’olivo è in tanti toponimi) e favorite dalla prossimità alla Strada Marenca. La chiesa di San Vincenzo risale ai primi decenni del secolo XVI e conserva al suo interno una tela del Borzone. Interessante anche la visita all’oratorio dell’Annunciazione che custodisce un artistico crocifisso del secolo XVI, stendardi e gonfalone della confraternita. La remota tradizione del Pasto del Giovedì Santo riunisce tuttora i Confratelli intorno alla mensa, il cui menù immutabile a base di acciughe e merluzzo custodisce i segreti di un sugo speciale.

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